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Gent.mo Dott. Lombardi
con la presente volevo esporre brevemente la mia storia e allo stesso tempo farle i miei ringraziamenti. Ho 35 anni e da 12 soffro di
miodesopsie (corpi mobili vitreali).
Purtroppo questo problema, pur essendo per molte persone estremamente invalidante e debilitante, viene considerato dalla classe medica poco più di un disturbo da tenere sotto controllo e che, se non legato ad altre patologie oculari, non deve destare preoccupazione. Durante tutto questo tempo ho sostenuto varie visite oculistiche e mi è sempre stato ripetuto di non pensarci, di non farci caso, cosa estremamente difficile da mettere in pratica avendo
costantemente davanti agli occhi (ma forse sarebbe più correto dire dentro) una miriade di corpuscoli che si muovono ogni volta che giro lo sguardo e che rendono la più banale attività quotidiana estremamente stressante.
Documentandomi nel tempo ho appreso che l'unico intervento risolutivo per questo tipo di problema sia la vitrectomia (asportazione chirurgica del corpo vitreo) e che non vi sia, ancora, nessuna terapia farmacologica specifica.
Sono perfettamente cosciente che buona parte della percezione riguardo a questa diffusa patologia (anche se la classe medica non la considera tale) vada attribuita alla componente psicologica individuale e alla forza di carattere che ci contraddistingue. Dalla comparsa delle prime "macchie" fino ad oggi ho cercato di sopportare come meglio ho potuto e di ignorare la cosa ma nonostante ciò la mia qualità della vita è in parte compromessa essendo inevitabilmente costretto a ricercare costantemente ambienti con scarsa illuminazione dove queste macchie nere siano meno "visibili" e fastidiose.
L' unico giovamento riguardo al mio stato l'ho avuto grazie al tipo di terapia da lei propostomi, ovvero una serie di iniezioni retrobulbari a carattere omeopatico.
Questo tipo di trattamento ha contribuito a migliorare, in una percentuale che posso quantificare approssimativamente intorno al 20%, le varie componenti che caratterizzano questo fenomeno, più nello specifico la mobilità dei corpuscoli e la loro trasparenza.
Per mia esperinza ritengo che questa sia attualmente l'unica terapia non chirurgica valida per i corpi mobili vitreali.
A differenza di molti altri suoi colleghi lei non ha sottovalutato questo mio disagio e solo per questo merita il mio ringraziamento.
Volevo inoltre, con la presente, autorizzarla a fornire il mio recapito ai quei suoi pazienti che necessitassero di scambiare pareri riguardo l'argomento in oggetto.
Un sentito ringraziamento ed un saluto.
Francesco Squillantini
francesco.squillantini@gmail.com
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